In Paraguay licenziato Ariosa, calciatore malato di tumore
Il suo nome è Sebastian Ariosa, di nazionalità uruguaiana, anni 28, difensore dell’Olimpia Asunçion fino al 3 gennaio 2014.

E’ stato ceduto ? No. Si è ritirato per problemi fisici? No. E’ passato a fare il dirigente perchè stufo di fare il calciatore? Ha avuto problemi con la giustizia o di altra natura, tanto da portarlo alla ribalta dell’opinione pubblica internazionale? No…molto di più.
Il calciatore uruguaiano è stato licenziato, tramite telex, dal proprio club (Olimpia Asunçion) perchè da oltre sei mesi affetto da una neoplasia toracica, per la quale è stato operato due volte, negli Stati Uniti, ed è sottoposto a chemioterapia.
La notizia ha dell’assurdo e, come prevedibile, ha già fatto il giro del mondo, da quando lo stesso giocatore, l’ha resa pubblica, in una intervista ad una emittente radiofonica uruguaiana.
“Impossibilitato a svolgere l’attività calcistica” è questa la motivazione del licenziamento. Peraltro il giocatore ha dichiarato che dallo scorso ottobre non percepisce più alcun stipendio dal club paraguiano, per scelta dei dirigenti del club stesso.
Le terapie farmacologiche anti-tumorali hanno elevati costi, e non sempre vengono sostenute dai sistemi sanitari nazionali (come in Italia), quindi la non corrispondenza dello stipendio ha contribuito ad abbattere, ancor più, il morale del giovane difensore e della propria famiglia. Così da farlo” uscire allo scoperto” e denunciare il fatto pubblicamente.
In un mondo dove si rivendicano i diritti di qualsiasi categoria di persone, anche i più strani, e dove ogni fine sembra giustificare i mezzi, questa notizia provoca sdegno e allarme.
Sdegno per il comportamento “disumano” (come l’ha definito la stampa uruguagia) e allarme perchè nello sport, calcio in particolare, rischia di creare un pericoloso e triste precedente.
Si è smarrita davvero ogni forma di moralità, peraltro già abbondantemente affossata dalle cifre economiche legate ai trasferimenti e agli stipendi dei protagonisti del calcio.
Ma “finchè c’è vita , c’è speranza”, e Ariosa, sull’esempio di altri nelle sue condizioni, deve continuare la sua lotta contro il cancro e vincerla, assieme a quella per il posto di lavoro.
Speriamo bene…