A tutta tattica – Juve, esame per diventare grande
Prima o poi doveva succedere, anche se i tifosi avrebbero preferito che accadesse in un altro modo. La prima sconfitta juventina dopo 49 partite è arrivata in casa contro l’Inter.

Cosa ha permesso alla squadra di Stramaccioni di battere la “corazzata” bianconera? La risposta è semplice, il pressing. Come speso accade, la difficoltà non sta nel trovare la soluzione al problema, ma nel metterla in pratica. L’Inter ci è riuscita molto bene, aiutata da un graduale e fisiologico calo di “cattiveria” degli juventini. C’è da dire che la sberla è servita e ieri sera, quando c’era da vincere in Champions, la Juve ha rimesso il coltello tra i denti.
L’idea vincente di Stramaccioni per battere la Juve è stata quella di soffocare le fonti di gioco. Conte nei mesi passati ha affidato le chiavi del gioco a Pirlo supportato dalla difesa, in particolare da Bonucci: quando la marcatura si fa asfissiante il centrocampista scarica il pallone all’indietro e i difensori cercano direttamente gli attaccanti che poi favoriscono gli inserimenti dei centrocampisti.
Stramaccioni ha affidato il compito di marcare Pirlo a uomo a Palacio prima (mossa che forse Conte non si aspettava) e a Guarin nel secondo tempo; ha ordinato a Cassano e Milito di pressare alti sui difensori avversari. La Juve, fatta eccezioni per l’inizio fulminante, non è stata mai pericolosa; con una partita di una intensità straordinaria, i nerazzurri sono stati in grado di vincere a Torino.
Tutt’altra storia è quella della partita contro il Nordsjaelland di ieri: i danesi hanno provato, in un modo un pò naïf, a fare il loro gioco fuori casa e lasciando volutamente smarcati gli esterni bianconeri. Scelta rivelatasi sbagliata.
La Juve si trova a un bivio: la sconfitta è servita per rimettere i piedi per terra. La squadra è forte, ma per vincere in Europa serve qualcosa di più. Le partite con Chelsea e Shaktar ci diranno quanto ancora manca per diventare una grande.