Juventus, l’alfabeto dello Scudetto
A pochi giorni dalla grande festa per lo Scudetto conquistato, e a un passo da una Finale di Coppa Italia che si annuncia bella e vibrante sotto tutti i punti di vista, la parola passa ai numeri, anzi alle lettere.
Viaggio nell’alfabeto di fattori che ha reso grande la stagione della Juventus.

A, come Alex: capitano, uomo simbolo, bandiera eterna ma con una fine. Proprio cosi, perchè Del Piero sta per lasciare la sua Signora, dopo diciannove lunghi anni d’amore; gol, classe, spirito di sacrificio ed esperienza messi a disposizione anche quest’anno, in cui è stato ‘usato‘ in campo in modo molto intelligente.
Questo Scudetto è anche merito del numero 10.
B, che fa rima con I di Inferno: la retrocessione in B del 2006 è stato il punto di svolta della squadra, il più basso, da cui si poteva solo risalire. Lo hanno fatto, ed in maniera anche piuttosto veloce, dopo alcuni anni di difficoltà; la cadetteria è già un (brutto) ricordo lontano. Anche da li viene questa Juve.
C come Conte: il traghettatore, l’uomo giusto al momento giusto. Bravi a chi ha creduto in lui e bravo lui a fare molto con poco, e a sopperire alla mancanza d’esperienza con quel ‘Cuore-Juve‘ che ha fatto la differenza.
D, come dirigenza: il cambio di guardia è stato benevolo. Il ritorno agli Agnelli è coinciso – guarda un pò – col ritorno alla vittoria; hanno sbagliato poco (andava trattato meglio Del Piero) o nulla, anche sul mercato. Complimenti a loro.
F, come la fame di vittorie, quella mostrata dalla G come il gruppo, concetto tanto caro all’allentore bianconero, e che ha fatto la differenza anche nei momenti – pochi – di difficoltà.
L, come lavoro: il diktat dell’allenatore, della società, dei giocatori. Chiusi nelle stanze e nei campi di Vinovo, il successo della Juve passa da qui.
M, come Muntari e N, come Non-Gol, in un episodio che rimarrà – ahimè – a lungo tra i ricordi più significativi dell’Italia del pallone. Da quel momento, il cambio di rotta; e mentre il Milan s’inabissava, pensandoci e ripensandoci, la Juve cominciava a volare, per dimostrare che non era un semplice episodio a decidere la stagione.
Non ne avremo mai la riprova, in fondo, errare humanum est..
P, come Pirlo: il numero 21 arrivato a costo zero dal Milan, è stata la novità più determinante, e, contrariamente ha quanto fatto con Del Piero, la Juve è stata abile a dargli, nonostante l’età, ancora fiducia. Metronomo eccezionale, rifinitore e regista, con piedi divini per se e per gli altri, e una voglia matta di far ricredere chi gli aveva dato del ‘finito‘. Uno dei motivi più forti del successo; non lo si scopre certo quest’anno.

S, come stadio: lo Juventus Stadium è il simbolo della rinascita juventina. Oltre 40000 spettatori ad un passo dal terreno di gioco, al passo con le Arene più sviluppate del mondo; ennesima intuizione dirigenziale vincente, sia dal punto di vista sportivo che economico, vista anche l’apertura, in linea con gli stadi inglesi e spagnoli, del museo che ospita i numerosi trofei della storia bianconera.
T, come Torino: la città s’è risvegliata e ha ripreso a festeggiare. Nell’attesa che anche la parte granata della città torni a festeggiare qualcosa di importante, la Torino bianconera s’è tolta un grosso peso dallo stomaco; le piazze piene nella domenica delle celebrazioni ne sono state la prova.
V, come vittorie, le tante ed esaltanti della stagione, e che fanno da contraltare alla Z delle zero sconfitte: la Juve ha chiuso il campionato con nessuna sconfitta sul proprio tabellino, eguagliando i percorsi delle grandi squadre italiane, e facendo registrare un record mai siglato prima in un torneo a venti squadre.