Chievo: quanto preoccupa la classifica
Non c’è molto da dire. Ci sarebbe tantissimo da fare. A partire dal guardarsi negli occhi, trasmettersi voglia e buone intenzioni.

Ci sarebbe da guardare più in alto, pensare a ciò che si era e a quel necessariamente si dovrà essere.
La formula magica, si sapeva, non ce l’ha nessuno. Nemmeno colui che è chiamato il “Genio” Corini. Lui era genio con i piedi, coordinatore straordinario. Dettava tempi, passaggi, inventava traiettorie. Suggeriva poesie calcistiche e trame incantevoli.
Ora, però, il “Genio” siede fuori, laddove i piedi contano poco. A comandare una squadra, da fuori, conta la testa. Non che Corini non ce l’abbia, ma deve essere modellata al ruolo di allenatore. C’è da lavorare sulla testa dei giocatori, troppo spesso fissati su antichi meccanismi di gioco.
Bisogna dare una svolta. Si sa che le prime partite con un nuovo allenatore regalano risultati positivi per orgoglio e per volontà di riscatto. Poi, però, bisogna tornare a fare i conti con la triste quotidianità.
Pur essendo un campionato tecnicamente livellato verso il basso, si fa una tremenda fatica a fare i punti.
La difesa non va. Le grosse responsabilità, senza voler essere troppo negativi, ricadono sui centrali e, in particolare, a Dainelli che appare troppo spesso fuori posizione e poco preciso nel disimpegno.
La differenza dall’anno scorso potrebbe essere tutta qui: la difesa. L’anno scorso il Chievo era nelle tre-quattro migliori del campionato, quest’anno “svetta” all’ultimo posto.
E’ tutto preoccupante. Molto preoccupante. Domenica arriva una gara chiave. Arriva il cliente più scomodo, anche se non il più arduo da battere. E’ una partita che segnerà inevitabilmente la conclusione di una prima parte del campionato. In caso finisca negativamente per la squadra gialloblù, il resoconto di questi tre mesi di campionato saranno durissimi.
C’è da tenere duro. Corini non ha di certo ritrovato lo spirito vincente e la manovra avvolgente che caratterizzavano il suo Chievo (da giocatore).
Ora, da allenatore, deve tentare di farci rivedere quello che un tempo esprimeva con i piedi.
C’è da lavorare, ma al Chievo si è sempre cercato di farlo. Con passione e dedizione. Alla ricerca di un nuovo inizio.