De Rossi e la Roma: da leader a capitan…anonimo
Nel match di Palermo Daniele De Rossi si è dimostrato – ancora una volta – anonimo, debole, grigio. Che non fosse più il Capitan Futuro di Spalletti o di Ranieri o il ragazzino scelto da Lippi per i Mondiali in Germania, ai tifosi della Roma era ormai chiaro da più di un anno. Ma l’ennesima prestazione priva di grinta e personalità fomenta dubbi e perplessità sul futuro di un ragazzo che, senza ombra di dubbio, può e deve dar di più.

Ad ingigantire il caso De Rossi è il suo ruolo in Nazionale, lì dove il numero 16 si riscopre leader, perno essenziale del centrocampo e – paradossalmente – bomber dell’Italia. Solo Balotelli, nel post-Europeo – ha segnato quanto lui (4 reti). Con i colori della sua vita, quelli della Roma, l’ex campione del mondo gioca arretrato, e se avanza non ferisce. Lanci poco precisi, tiri poco efficaci e corsa ormai ai minimi storici fanno di De Rossi un semplice gregario, alla pari (e non la si interpreti come un’offesa) del greco Tachtsidis, suo compagno di reparto. Il suo ultimo gol con la Roma risale allo scorso maggio, in quel di Cesena, dove De Rossi siglò il terzo gol del match, il quarto in stagione e l’ultimo della gestione Luis Enrique. Quello che era il miglior gioiello del vivaio romanista dai tempi di Totti sembra oggi esser un giocatore qualunque, opaco e malinconico, sufficiente, sì, ma mai decisivo. Cosa stia succedendo a Daniele De Rossi è un quesito a cui molti, a Roma e non solo, non sanno dar risposta. Con il derby alle porte, la risposta può arrivare col botto. Ma attenzione: non è detto che sia positiva.