Numeri di italiani, giovani e tasso tecnico: ecco cosa è cambiato – Parte quattro –
Pescara: per mancanza di coerenza analitica, ci siamo riservati il diritto di non analizzare le neo-promosse, ma di classificarle comunque secondo le valutazioni di chi scrive. Detto questo, vista la prolungata assenza dalla serie A del Pescara, e considerato il miracolo “zemaniano” dell’anno scorso, il Pescara sembra poter essere pronosticata come squadra a rischio retrocessione. Il campo poi ci saprà dire se sapranno ribaltare questa previsione.

Torino: per mancanza di coerenza analitica, ci siamo riservati il diritto di non analizzare le neo-promosse, ma di classificarle comunque secondo le valutazioni di chi scrive. Detto ciò, il Torino riparte da una squadra interessante, con nomi di buon livello (Brighi, Bianchi, Meggiorini) ma nonostante questo e considerata la posizione di partenza da -1, il Torino dovrà probabilmente sudare fino all’ultima giornata la sua permanenza nella massima serie.
Atalanta
Investimento sugli italiani: per quanto concerne questo aspetto, come la Juventus, l’Atalanta registra i numeri alti. Otto l’anno scorso, otto quest’anno. Da questo punto di vista, valutato il fatto che la rosa è rimasta per larghi strati la stessa dell’anno scorso, l’investimento “netto” sugli italiani non pare sia aumentato, ma pare davvero arduo, tenendo conto della situazione italiana moderna sugli investimenti italiani, poter “far meglio di cosi”.
Investimento sui giovani: anche in questo caso, nella valutazione a distanza di un anno, non sembra si sia mosso molto. Consigli è giovane e promettente, ma già era presente la scorsa stagione, stesso discorso vale per Cigarini. Schelotto è arrivato, ma a partire è stato Padoin, altro giovane italiano interessante.
Tasso tecnico: è necessario ribadire ancora il fatto che i pochi cambiamenti, in un’analisi di questo genere, stabilizzano e rendono sostanzialmente improbabile cogliere delle distinzioni e, di conseguenza, miglioramenti o peggioramenti.
Molto semplicemente, si può sostenere che Biondini, rispetto a Carmona, è dotato di un’esperienza leggermente maggiore che lo pone come pedina di centrocampo di sicuro affidamento. Schelotto, rispetto a Padoin, è un giocatore leggermente diverso. In attacco si confermano i tre dell’annata precedente, senza grossi cambiamenti.
Certo, non si può negare che la riconferma di una rosa giovi alla crescita della stessa, ma quest’anno l’handicap negativo di punti è ancora presente (-2) e, per realtà medio-piccole come l’Atalanta, risulta sempre difficoltoso ribadire due stagioni importanti consecutive. Per questi motivi l’obiettivo salvezza potrebbe essere, anche quest’anno, l’unico mantra in casa bergamasca.
Siena
Investimento sugli italiani: i numeri qui risultano essere ancora più positivi della squadra precedentemente analizzata, e siamo probabilmente di fronte alla squadra che, a quanto stanno le formazioni idealtipo, schiera il maggior numero di connazionali: nove. Non può di certo essere soltanto frutto di una mancanza di bravi osservatori all’estero, bensi può configurarsi come una realtà che punta in maniera più che soddisfacente ai calciatori italiani. Per ovvi motivi e per cause di forza maggiore (economiche e motivazionali del giocatore), Mattia Destro era sicuro partente e cosi è stato. Sarebbe piuttosto superficiale andare a pensare che si tratti di mancanza di investimento sugli italiani. E’ ben più probabile che si tratti di necessità societarie, le quali però non cozzano con l’alto andamento per quanto riguarda questa variabile.
Investimento sui giovani: in questa variabile il Siena sembra aver pensato poco alle nuove generazioni. In linea di massima, tutti i nuovi giocatori sbarcati a Siena, ad eccezione di Neto (difensore) sono in età piuttosto avanzate. Paci, Valiani, Contini: tutti over 30.
Infine, occorre ricordarlo nuovamente, Destro è il grande giovane che fece le fortune senesi l’anno scorso, e la sostituzione con Bogdani non legittima di certo un rinnovato investimento su giovani speranze.
Tasso tecnico: in attacco è con tutta evidenza scemato il livello tecnico, mentre in difesa può essere positivamente considerata l’esperienza dei calciatori che ne fanno parte. Il centrocampo rimane di fatto identico all’anno precedente.
Rispetto all’anno scorso, però, incombe un preoccupante -6 sulle spalle della squadra di Serse Cosmi. Proprio lui è uno dei migliori interpreti dei “miracoli calcistici”, ma, anche dovesse essere agguantata la salvezza, non sembrano esserci margini significativi per un’ulteriore risalita in classifica.
Bologna
Investimento sugli italiani: di fatto i numeri sono abbastanza buoni per non bocciare, su questo piano, la squadra di Pioli. I numero dicono sette il precedente anno e sei in questo. A ben vedere, però, l’investimento pare scarso e per certi versi quasi obbligato. Innanzitutto una difesa totalmente italiana è stata mutata in difesa quasi interamente straniera. La sostituzione di Gillet con Agliardi è parso più un “tappare i buchi” che investire realmente su un portiere promettente, mentre il centrocampo, già pieno di non italiani, non ha invertito nella sostanza la tendenza. Rimane comunque il fatto che Di Vaio è stato rimpiazzato da un valido Acquafresca, e che la base solida italiana continua a permanere.
Investimento sui giovani: su due, tre ruoli un piccolo miglioramento da questo punto di vista c’è stato. In attacco l’evidente cambiamento da un Di Vaio a fine carriera con l’eterna promessa Acquafresca, a centrocampo l’inserimento di un giovane come Taider (1992) che è andato a sostituire un veterano come Mudingayi, e infine Carvalho e Cherubin rimangono pur sempre due ventiseienni di discreta qualità. Tutto sommato, promuovibile l’atteggiamento della società sotto questo aspetto.
Tasso tecnico: certo, è rimasto Diamanti, il quale quest’anno si è messo anche la fascia al braccio. Certo, Acquafresca non è un giocatore da buttare, ma alcune partenze potrebbero giocare brutti scherzi alla squadra emiliana. Come si è visto nelle prime giornate, una squadra parzialmente rivoluzionata come quella del Bologna sta pagando poco affiatamento difensivo (già cinque gol al passivo), poca incisività a centrocampo (senza Mudingayi Perez perde una spalla importante) e in attacco vi è pur sempre la mancanza di una sicurezza (Di Vaio) contro la presenza di una possibile, ma non certa, rivelazione (Acquafresca).
Per questi motivi, non sembra che il Bologna abbia molte chances di potersi permettere ambizioni più importanti della salvezza. In un campionato cosi livellato, parrà difficile a Diamanti far emergere la sua individualità, la quale, a parere di chi scrive, potrebbe essere l’unica in grado di dare soddisfazioni ai tifosi bolognesi. Troppo poco per la Serie A.
Cagliari
Investimento sugli italiani: i numeri sono buoni, anche se in minimo ribasso.
L’anno scorso otto connazionali erano nella squadra tipo, quest’anno uno in meno soltanto.
Non può ritenersi investimento positivo quello che porta a casa “numeri” negativi, ma è da ricordare, come già fatto per altre società, che i numeri relativamente alti di italiani già presenti rende improbabile un ulteriore aumento. Qui la base nostrana è solida, e non pare ci siano allarmi per un ridimensionamento considerevole.
Investimento sui giovani: anche qui, vista la squadra quasi completamente riconfermata dall’anno scorso, non sembra esserci molto da annotare sul taccuino. L’unica nota palesemente positiva è l’inserimento in squadra di Avelar, giovane ventitreenne che dovrebbe poter far parte degli undici titolari della squadra sarda. Per il resto, ricordando il già presente Ibarbo e mezza difesa, pare evidente che il Cagliari non ha particolari problemi dal punto di vista anagrafico, mantenendo un’età media abbastanza buona.
Tasso tecnico: visti i pochi cambiamenti (se possibile, peggioramenti vista la partenza di Biondini), il Cagliari non dovrebbe segnalare grosse particolarità. Ancora da scoprire il giovane Avelar, rimane indubbio che alcuni giocatori rimasti, vedi Astori, Conti o Nainggolan, mantengono sufficientemente importante il tasso tecnico cagliaritano.
Tutto questo, però, non dovrebbe far immaginare agli addetti ai lavori un andamento diverso da quello dell’annata precedente. Anzi, a dirla tutta, la salvezza potrebbe essere il massimo obiettivo della squadra di Ficcadenti.